Comprensori
I comprensori rappresentano l'unità minima della pianificazione faunistico venatoria di ciascuna provincia. La legge regionale 3/94 all'art. 8 stabilisce che le Province elaborano i propri Piani faunistico venatori articolandoli per comprensori omogenei nei quali è realizzata la destinazione differenziata del territorio. I confini dei comprensori devono coincidere con i confini comunali, quindi ogni comprensorio deriva dall'aggregazione di più comuni interi.
L'Ambito Territoriale di Caccia (A.T.C.) è costituito dal territorio a gestione programmata, e coincide quindi con la parte di territorio del comprensorio che residua dalla presenza degli istituti faunistici e strutture previste all'art. 8 della L.R. 3/94. In Provincia di Arezzo sono presenti tre comprensori: Casentino di 70.109 ha, Valtiberina di 67283 ha, Area Aretina di 172401 ha. A questi comprensori corrispondono rispettivamente gli ATC AR1, AR2 e AR3.
Istituti
Con il termine Istituti la legislazione regionale, in particolare il D.P.G.R. n. 13/R all'art. 5, indica tutte quelle aree o strutture faunistiche previste dai Piani faunistico venatori provinciali, ed elencate all'art. 8 della L.R. 3/94, finalizzate all'attuazione della pianificazione faunistico venatoria.
Parte di queste aree sono previste e realizzate sulla base della normativa in materia di protezione della fauna ed esercizio venatorio (Legge 11 febbraio 1992 n. 157 e L.R. 3/94), come le oasi e zone di protezione, le zone di ripopolamento e cattura e di rispetto venatorio, le aziende faunistico e agrituristico venatorie, le aree destinate all'allenamento e addestramento dei cani.
I Parchi nazionali e regionali, le Riserve naturali dello Stato e quelle Regionali sono aree dove l'esercizio della caccia è vietato sulla base della Legge quadro sulle aree protette (Legge 6 dicembre 1991 n. 394 e L.R. 49/95).
Appostamenti Fissi
Gli appostamenti fissi di caccia sono costituiti da quei luoghi destinati alla caccia di attesa e caratterizzati da un’apposita preparazione del sito e dalle opere, in muratura o in altra solida materia saldamente infissa nel terreno, comprese le botti di cemento o legno. Si distinguono sulla base del regolamento regionale quattro categorie di appostamenti fissi:
- appostamento fisso alla minuta selvaggina costituito da una capanno di norma collocato a terra;
- appostamento fisso per palmipedi e trampolieri costituito da un capanno collocato in acqua, in prossimità dell’acqua, sugli argini di uno specchio d’acqua o prato soggetto ad allagamento;
- appostamento fisso per colombacci costituito da un capanno principale collocato a terra o su alberi o traliccio artificiale con lunghezza massima di 15 metri;
- appostamento fisso per trampolieri costituito da un capanno su prato soggetto ad allagamento.
Aree Vocate per la Gestione degli Ungulati
Per la gestione degli ungulati la Provincia, sentiti gli ATC, individua nel piano faunistico venatorio provinciale i territori vocati per ciascuna specie.
I territori vocati sono quelle aree in cui ciascuna specie di ungulato può essere soggetta a gestione faunistico venatoria secondo le normative previste dalla regione al titolo VI del DPGR 13/R e sulla base dei regolamenti provinciali. Nei territori vocati la gestione punta a mantenere ciascuna specie entro il valore di densità agricolo forestale sostenibile definita dai comitati di gestione degli ATC o, in sostituzione, dalla Provincia. Il territorio vocato viene suddiviso in unità di gestione denominate Distretti.
Nei territori non vocati le Province predispongono piani di intervento annuale in cui vengono definite modalità, tempi e obiettivi delle azioni di controllo delle specie.
Distretti di Gestione a Cervidi e Bovidi
La gestione dei cervidi e bovidi viene realizzata in unità minime territoriali definite distretti di gestione, ed individuate dalla Provincia e dai comitati di gestione degli ATC. Sulla base del regolamento provinciale per la caccia di selezione, l'area vocata per la gestione del capriolo, che comprende le aree vocate anche alle altre specie, è stata suddivisa in 26 distretti di gestione di superficie compresa tra 4000 e 10000 ha. All'interno di ciascun distretto vengono gestite le specie capriolo, daino, muflone, che sono presenti. I distretti per la gestione del cervo sono invece distinti da quelli delle altre specie e possono comprendere al loro interno più distretti di capriolo, daino, muflone, senza frazionarne i confini.