ALIGI SASSU Epopea del vero

22 dicembre 2018 - 27 gennaio 2019

a cura di Fabio Migliorati. Arezzo, Palazzo della Provincia - inaugurazione: sabato 22 dicembre, ore 17.00

L'Associazione Culturale Arezzo Ars Nova presenta ALIGI SASSU - Epopea delvero , a cura di Fabio Migliorati, presso Palazzo della Provincia di Arezzo, dal22 dicembre 2018 al 27 gennaio 2019, inaugurazione sabato 22, ore 17.00. La mostra, in cooperazione con la Fondazione Helenita e Aligi Sassu e con Galleria B&B di Mantova, è patrocinata dalla Regione Toscana, dalla Provincia e dal Comune di Arezzo, organizzata con la partecipazione di Nicola Furini, allestita con la collaborazione di Giuseppe Modeo. Dall'atrio d'onore del Palazzo della Provincia della città di Giorgio Vasari e Piero della Francesca, ALIGI SASSU - Epopea del vero restituisce un percorso brevemente antologicodell'opera di Sassu a un secolo da quando l'artista, all'età di sette anni, visitava la sua prima mostra presso Cova, Milano.

Aligi Sassu è stato uno degli autori più precoci del Novecento - a sedici anni fu invitato da Marinetti a esporre alla Biennale di Venezia - e, in seguito, uno dei più poetici: sempre in bilico nel considerare l'esperienza del passato tra primitivismo e valori classici. Sassu sapeva coagulare fermezza e dinamicità, per la ricetta di un modernismo dal sapore attenuato, trattenuto intorno alla fuggevolezza di linee e materia, ma con l'ineludibile conforto del colore. Sassu sfuma la realtà col peso dell'inconsistenza, per ottenere un vero celebrato, rituale, quasi ritmico nel suo considerarsi confine, risultato di flussi a volte perfino audacemente incontrollati.

La dignità formale del vero è quindi rispettata, ma di continuo sfidata, limata, anche presunta; l'artista pare infatti andare oltre questo limite, sebbene rimanga coerente con la realtà dell'esistente: a metà fra l'utopia del futuro e la malia del passato. Cultura e socialità sposano mito e leggenda, fino a concretarsi nell'epopea di un presente entusiasmato dal colore, che ne respira afflato e pulsare, incontro all'esuberanza dell'essere "spirito del tempo", del puro creare qui e ora. Sembra proprio che l'autore si serva di un processo di umanizzazione delle cose, ma sempre all'insegna di quella contaminazione evocativa che magnifica emozioni e sentimenti, per conquistare, introiettare, assimilare e rilasciare un più alto stadio di presenza nel mondo, nel trovarsi al suo cospetto, nell'ammirarlo in un sospiro.

Non è però sguardo stupefatto, quello di Sassu, ma contemplazione, consapevolezza che la forza della mimesi è ormai per sempre compromessa, sarà contraddetta e forse soltanto così liberata. Ecco la suggestione del lirismo, eccola come l'immaginazione, come un sogno o un ricordo al rimirar le stelle. Perché per Sassu "Il cielo è un abisso di memorie".